
mercoledì 8 ottobre 2008
lunedì 6 ottobre 2008
AUGURI IGNAZIO
Venerdì, il nostro partito ha eletto il nuovo segretario provinciale
IGNAZIO IBBA; 44 anni, biologo, analista all'ARAS.
AUGURI COMPAGNO IBBA!
BUON LAVORO!
IGNAZIO IBBA; 44 anni, biologo, analista all'ARAS.
AUGURI COMPAGNO IBBA!
BUON LAVORO!
mercoledì 24 settembre 2008
perchè il 5 ottobre ANDIAMO a votare e VOTIAMO NO
REFERENDUM ABROGATIVI DEL 5 DI OTTOBRE: ALCUNE RIFLESSIONIPiacerebbe dire che si fa un gran parlare dell'appuntamento referendario, ma purtroppo non è così ed anzi quel poco che filtra è spesso distorto, mistificato, fonte di diffusi errori di valutazione, anche fra i nostri compagni e le nostre compagne.Per correttezza metodologica è il caso di ricordare innanzitutto che i tre quesiti riguardano: 1) la legge regionale n.8 del 2004, meglio conosciuta come 'salvacoste' che, in estrema sintesi, istituiva i vincoli provvisori all'edificabilità delle coste e, dall'altra, definiva l'iter procedurale per l'approvazione del Piano Paesistico Regionale (Ppr);2) gli altri due quesiti (quelli sull'acqua) riguardano l'abrogazione dell'ambito territoriale unico e della tariffa unica regionale; Il referendum sull'urbanisticaNel primo caso il quesito referendario mira ad abrogare, perciò, una norma regionale che è del tutto superata dalla legislazione successiva e che in alcun modo, sul piano delle conseguenze giuridiche derivanti dall'eventuale raggiungimento del quorum ed affermazione del SI, avrebbe effetti sul Ppr.Ed allora, posto che il referendum è del tutto inutile, il ragionamento va spostato sul piano politico. E su questo terreno va detto che lo scontro in atto, rispetto al quale dovrebbe collocarsi la nostra iniziativa politica, è quello fra due visioni profondamente differenti dello sviluppo, conseguentemente dell'approccio alla materia urbanistica, alla difesa del territorio, alla tutela dell'ambiente. Da una parte chi come noi pensa a un modello alternativo di società e di economia che considera l'ambiente come una variabile indipendente e strategica, dall'altra chi concepisce la crescita economica come contrapposizione fra ambiente ed economia e che, dunque, non ne esclude il saccheggio, poichè esso è uno dei fattori dipendenti dal mercato.La difesa dei principi contenuti nel Ppr perciò è un elemento di importanza strategica per il progetto di società che il Prc in Sardegna si è dato e che abbiamo chiamato della nuova rinascita. Ovvero che non può esistere ipotesi di sviluppo senza la centralità dei diritti, del lavoro, della piena tutela dell'ambiente.Sostenere del resto, come accade anche in alcuni ambienti di centrosinistra, che il Ppr avrebbe bloccato lo sviluppo e che, in definitiva, sarebbe all'origine di tutti i mali dell'Isola, disoccupazione compresa, è un'ulteriore falsità. Non solo perchè l'edilizia è ferma dove è condivisibile che lo sia, quanto perchè le criticità riscontrate nella concreta applicazione del Piano (e che hanno determinato non pochi problemi alla vita quotidiana di tanti cittadini) sono da attribuirsi a una applicazione burocratica, sbagliata e spesso discrezionale del medesimo. Materia perciò di un'ampia riflessione che si dovrà fare in sede di discussione sulla Legge urbanistica (che in questi giorni è entrata in consiglio regionale).Ecco perchè il Prc si schiera per il NO e non per l'astensione, perchè (effetti giuridici a parte) la partita è tutta politica e l'obiettivo è il Ppr. I referendum sull'acquaIl secondo gruppo di referendum sarebbero (ed il condizionale è d'obbligo) quelli contro Abbanoa, quindi il Prc che ha sostenuto in questi anni una battaglia sociale, politica ed istituzionale avversa alla gestione privatistica della risorsa idrica, dovrebbe schierarsi immediatamente con i referendari. In realtà anche qui troviamo una falsificazione clamorosa del dibattito, poichè Abbanoa non ha nulla a che vedere con i quesiti.Essi infatti riguardano le tariffe e gli ambiti territoriali. Il Prc ritiene che l'acqua debba essere sottratta ai processi di mercificazione, precisamente in ragione del suo carattere di bene comune e primario essa non può che essere proprietà del pubblico, patrimonio di tutta la comunità, non di un privato, nemmeno di una sola comunità locale, tantomeno di un sindaco. Perciò riteniamo che l'ambito territoriale unico, sul quale si fonda la proprietà pubblica del patrimonio idrico regionale vada salvaguardata, come maggiore garanzia per tutti. Quindi il NO del Prc a questo quesito è la conseguenza di questo ragionamento, non di un ripensamento sulla necessità (che abbiamo non solo sostenuto ma anche provato ad inverare con una nostra proposta legislativa) di un superamento di Abbanoa a favore di una nuova gestione coerente con il carattere pubblico dell'acqua.Altrettanto dicasi per il quesito che propone di abrogare la tariffa unica regionale, posto tuttavia che un ragionamento sul costo dell'acqua per le famiglie va urgentemente riaperto, perchè eccessivo ed ingiustificato. Ma anche questa discussione investe la gestione e non la proprietà dell'acqua in Sardegna.D'altra parte tuttavia è impensabile che si proponga di tornare alle tariffe differenziate, gestite da ambiti territoriali spezzettati o addirittura autogestite da questo o quel Comune in ragione del fatto che si ha la fortuna di avere una sorgente naturale nel proprio territorio, piuttosto che un invaso artificiale o una diga, oppure il passaggio di un fiume. Il fatto che questi casi esistano, a nostro avviso, non può essere la fonte di legittimazione per un ragionamento egoistico nè per avanzare diritti di esclusività o preferenziali nell'uso e consumo di un patrimonio di tutti ed, oltre tutto, di una risorsa scarsa. In sintesi questi sono i ragionamenti politici e di merito che hanno portato il Prc ella Sardegna a maturare un orientamento per il NO in entrambi i casi, sinteticamente (ma spero in maniera chiara) trattati.Perciò mi auguro che nel dibattito in corso finalmente si recuperi una corretta dimensione dei problemi che stiamo andando a trattare e che i posizionamenti siano sulle opzioni politiche e sul merito, non su una errata valutazione delle questioni.Poichè così si rischia seriamente di fare il gioco delle destre, di dare respiro e sponda al tentativo in atto di colpire la maggioranza regionale realizzando una saldatura fra gli interessi economici dei poteri forti presenti nella società sarda ed il senso comune (spesso disinformato) delle popolazioni locali, colpite dal costo delle bollette piuttosto che dalle criticità riscontrate in questa prima fase di sperimentazione del Ppr. Si rischia ancora una volta l'eterogenesi dei fini, di produrre un effetto politico (ed anche giuridico) esattamente opposto a quello che si persegue. Rifondazione Comunista tenterà di evitarlo: perciò chiediamo a tutti di recarsi alle urne e votare NO.
Michele Piras Segretario regionale del Prc-Se della Sardegna
Michele Piras Segretario regionale del Prc-Se della Sardegna
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il 5 ottobre Rifondazione Comunista vota NO
lunedì 22 settembre 2008
in piazza l'11 di ottobre ci sarò anche io
ORISTANO 11 OTTOBRE PIAZZA ROMA
I Giovani Comunisti della Federazione del PRC di Oristano, l’11 ottobre, scendono in piazza per manifestare il proprio dissenso alle politiche governative.
Come recita l’appello diramato qualche giorno fa dagli esponenti del cartello elettorale Sinistra Arcobaleno, è necessario ricostruire l’opposizione fuori dal Parlamento partendo dai temi sociali.
La necessità di creare una forte opposizione sociale alle politiche berlusconiane è importante anche in Sardegna ed in particolar modo nella provincia di Oristano dove giunta provinciale, amministrazione comunale del capoluogo e gran parte dei comuni sono in mano al centro destra, ecco perché si ritiene opportuno manifestare la mattina dell’11 ottobre per le vie di Oristano.
E’ importante per noi manifestare contro un governo che agisce per fare i propri interessi, mettendo in secondo piano i cittadini.
Per noi è necessaria una manifestazione di massa per esprimere il nostro dissenso alle manovre del governo, puntando il dito sui problemi quotidiani come il caro vita, la disoccupazione giovanile e no, il precariato, le misere pensioni, gli stipendi che sono bloccati mentre tutti i generi alimentari e le tasse e spese aumentano, i tagli alla scuola pubblica e la vergognosa riforma scolastica.
Ricordiamo a tutti l’appello nazionale unitario
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.Questa la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l'hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il pi grave la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un'altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E' una risposta che non può tardare ed l'unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica. Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un'opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:1. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso.La scommessa ridare prospettiva a un ruolo dell'Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;2. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli "omicidi bianchi" necessario intensificare i controlli e imporre l'applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;3. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E' una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà4. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l'acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo un'idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un'idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell'esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell'uso delle risorse e l'uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E' fondam entale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l'immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno. L'attuale minoranza parlamentare non certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com' da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l'ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.Al tal fine proponiamo la convocazione per l’11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un'iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento contribuire all'avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.
Riteniamo che manifestare ad Oristano deve essere preso come luogo simbolico di opposizione alle politiche di destra per tutta “L’altra Sardegna” che intenda fare “Altra Opposizione”.
Ecco perché chiediamo adesioni a partiti, sindacati, associazioni e soprattutto a uomini e donne, studenti, lavoratori, impiegati, per riuscire a costruire una forte opposizione di base partendo anche da questo nostro territorio.
Per info e adesioni:
EMAIL: gcoristano@libero.it
BLOG: http://gcoristano.splinder.com/
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I Giovani Comunisti della Federazione del PRC di Oristano, l’11 ottobre, scendono in piazza per manifestare il proprio dissenso alle politiche governative.
Come recita l’appello diramato qualche giorno fa dagli esponenti del cartello elettorale Sinistra Arcobaleno, è necessario ricostruire l’opposizione fuori dal Parlamento partendo dai temi sociali.
La necessità di creare una forte opposizione sociale alle politiche berlusconiane è importante anche in Sardegna ed in particolar modo nella provincia di Oristano dove giunta provinciale, amministrazione comunale del capoluogo e gran parte dei comuni sono in mano al centro destra, ecco perché si ritiene opportuno manifestare la mattina dell’11 ottobre per le vie di Oristano.
E’ importante per noi manifestare contro un governo che agisce per fare i propri interessi, mettendo in secondo piano i cittadini.
Per noi è necessaria una manifestazione di massa per esprimere il nostro dissenso alle manovre del governo, puntando il dito sui problemi quotidiani come il caro vita, la disoccupazione giovanile e no, il precariato, le misere pensioni, gli stipendi che sono bloccati mentre tutti i generi alimentari e le tasse e spese aumentano, i tagli alla scuola pubblica e la vergognosa riforma scolastica.
Ricordiamo a tutti l’appello nazionale unitario
Le politiche aggressive del Governo di centrodestra, sostenute in primo luogo da Confindustria, disegnano il quadro di un'Italia ripiegata su se stessa e che guarda con paura al futuro, un Paese dove pochi comandano, in cui il lavoro viene continuamente umiliato e mortificato, nel quale l'emergenza evocata costantemente per giustificare la restaurazione di una società classista razzista e sessista. Che vede nei poveri, nei marginali e nei differenti, i suoi principali nemici. Che nega, specie nei migranti, il riconoscimento di diritti di cittadinanza con leggi come la Bossi Fini che non solo generano clandestinità e lavoro nero, ma calpestano fondamentali valori di umanità.Questa la risposta delle destre alla crisi profonda, di cui quella finanziaria solo un aspetto, che attraversa il processo di globalizzazione e le teorie liberiste che l'hanno sostenuto. Una risposta che, naturalmente, ignora il fatto che solo un deciso mutamento del modello economico oggi operante può risolvere problemi drammatici, dei quali il pi grave la crisi ecologica planetaria. Spetta alla sinistra contrapporre un'altra idea di società e un coerente programma in difesa della democrazia e delle condizioni di vita delle persone. E' una risposta che non può tardare ed l'unico modo per superare le conseguenze della sconfitta elettorale e politica. Ci proponiamo perciò di contribuire alla costruzione di un'opposizione che sappia parlare al Paese a partire dai seguenti obiettivi:1. riprendere un'azione per la pace e il disarmo di fronte a tutti i rischi di guerra, oggi particolarmente acuti nello scacchiere del Caucaso.La scommessa ridare prospettiva a un ruolo dell'Europa quale principale protagonista di una politica che metta la parola fine all'unilateralismo dell'amministrazione Bush, al suo programma di scudo spaziale e di estensione delle basi militari nel mondo, all'occupazione in Iraq e Afghanistan (dove la presenza di truppe italiane non ha ormai alcuna giustificazione), ma anche alla sindrome da grande potenza che sta impossessandosi della Russia di Putin;2. imporre su larga scala un'azione di difesa di retribuzioni e pensioni falcidiate dal caro vita, il quale causa un malessere che la destra tenta di trasformare in egoismo sociale, guerra tra poveri, in un protezionismo economico del tutto insensibile al permanere di gravi squilibri tra il Nord e il Sud del mondo. Di fronte alla piaga degli "omicidi bianchi" necessario intensificare i controlli e imporre l'applicazione delle sanzioni alle imprese. Si tratta inoltre di valorizzare tutte le forme di lavoro: lottando contro precariato e lavoro nero, anche attraverso la determinazione di un nuovo quadro legislativo; sostenendo il reddito dei disoccupati e dei giovani inoccupati; ottenendo il riconoscimento di forme di lavoro informale e di economia solidale;3. respingere l'attacco alla scuola pubblica, all'Università alla ricerca e alla cultura, al servizio sanitario nazionale, ai diritti dei lavoratori e alla contrattazione collettiva. E' una vera e propria demolizione attuata attraverso un'azione di tagli indiscriminati e di licenziamenti, l'introduzione di processi di privatizzazione, e un'offensiva ideologica improntata a un ritorno al passato di chiaro stampo reazionario (maestro unico, ecc.). L'obiettivo della destra al governo colpire al cuore le istituzioni del welfare che garantiscono l'esercizio dei diritti di cittadinanza. L'affondo costituito da un'ipotesi di federalismo fiscale deprivato di ogni principio di mutua solidarietà4. rispondere con forza all'attacco contro le politiche volte a contrastare la violenza degli uomini contro le donne, riconoscendo il valore politico della lotta a tutte le forme di dominio patriarcale, dell'autodeterminazione delle donne e della libertà femminile nello spazio pubblico e nelle scelte personali;5. sostenere il valore della laicità dello stato e riconoscere diritto di cittadinanza alle richieste dei movimenti per la libera scelta sessuale e per quelle relative al proprio destino biologico;6. sostenere le vertenze territoriali (No Tav, No Dal Molin, ecc.) che intendono intervenire democraticamente su temi di grande valore per le comunità, a partire dalle decisioni collettive sui temi ambientali, sulla salute e sui beni comuni., prima fra tutti l'acqua. Quella che si sta affermando con la destra al governo un'idea di comunità corporativa, egoista, rozza e cattiva, un'idea di società che rischia di trasformare le nostre città e le loro periferie nei luoghi dell'esclusione. Bisogna far crescere una capacità di cambiamento radicale delle politiche riguardanti la gestione dei rifiuti e il sistema energetico. Con al centro la massima efficienza nell'uso delle risorse e l'uso delle fonti rinnovabili. Superando la logica dei megaimpianti distruttivi dei territori, del clima e delle risorse in via di esaurimento. E' fondam entale sostenere una forte ripresa del movimento antinuclearista che respinga la velleitaria politica del governo in campo energetico.7. contrastare tutte le tentazioni autoritarie volte a negare o limitare fondamentali libertà democratiche e civili, a partire dalle scelte del governo dai temi della giustizia, della comunicazione e della libertà di stampa. O in tema di legge elettorale mettendo in questione diritti costituzionali di associazione e di rappresentanza. Si tratta anche di affermare una cultura della legalità contro le tendenze a garantire l'immunità dei forti con leggi ad personam e a criminalizzare i deboli.Per queste ragioni e con questi obiettivi vogliamo costruire insieme un percorso che dia voce ad un'opposizione efficace, che superi la delusione provocata in tanti dal fallimento del Governo Prodi e dalla contemporanea sconfitta della sinistra, e raccolga risorse e proposte per questo paese in affanno. L'attuale minoranza parlamentare non certo in grado di svolgere questo compito, e comunque non da sola, animata com' da pulsioni consociative sul piano delle riforme istituzionali, e su alcuni aspetti delle politiche economiche e sociali (come tanti imbarazzati silenzi dimostrano, dal caso Alitalia all'attacco a cui sottoposta la scuola, dalla militarizzazione della gestione dei rifiuti campani alle ordinanze di tante amministrazioni locali lesive degli stessi principi costituzionali).Bisogna invece sapere cogliere il carattere sistematico dell'offensiva condotta dalle destre, sia sul terreno democratico, che su quelli civile e sociale, per potere generare un'opposizione politica e sociale che abbia l'ambizione di sconfiggere il Governo Berlusconi. Quindi, proponiamo una mobilitazione a sinistra, per "fare insieme", al fine di suscitare un fronte largo di opposizione che, pur in presenza di diverse prospettive di movimenti partiti, associazioni, comitati e singoli, sappia contribuire a contrastare in modo efficace le politiche di questo governo.Al tal fine proponiamo la convocazione per l’11 ottobre di un'iniziativa di massa, pubblica e unitaria, rivolgendoci a tutte le forze politiche, sociali e culturali della sinistra e chiedendo a ognuna di esse di concorrere a un'iniziativa che non sia di una parte sola. Il nostro intento contribuire all'avvio di una nuova stagione politica segnata da mobilitazioni, anche territorialmente articolate, sulle singole questioni e sui temi specifici sollevati.
Riteniamo che manifestare ad Oristano deve essere preso come luogo simbolico di opposizione alle politiche di destra per tutta “L’altra Sardegna” che intenda fare “Altra Opposizione”.
Ecco perché chiediamo adesioni a partiti, sindacati, associazioni e soprattutto a uomini e donne, studenti, lavoratori, impiegati, per riuscire a costruire una forte opposizione di base partendo anche da questo nostro territorio.
Per info e adesioni:
EMAIL: gcoristano@libero.it
BLOG: http://gcoristano.splinder.com/
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lunedì 14 luglio 2008
Approvato ODG su i Migranti
Il consiglio Provinciale ha approvato con un astenuto ed un consiugliere assente dall'aula, dunque a maggioranza l'Odg d ame proposto.
Ritengo che l'apporvazione a maggioranza del Odg che qui ricporto. L'odg ha subito alcune modifiche ma non sono di rilevanza importante,. quel che conta è che la provincia di Oristano, pur essendo amministrata dal Centro Destra, abbia avuto il coraggio morale e politico di schierarsi contro le politiche xenofobe e repressive attuate dal governo Berlusconi.
Questa battaglia, la nostra , è una battaglia per la civiltà e la democrazia in italia.
Premesso che:
Le migrazioni sono un dato storico, permanente e strutturale delle società che nessun proibizionismo, nessuna politica restrittiva e repressiva può cancellare.
Attraverso le migrazioni, con un atteggiamento consapevole dei cambiamenti indotti dalle politiche neo-liberiste e dalla globalizzazione, l’occidente può interrogarsi e ricercare i modi di una società non più basata sulla competizione sfrenata e sulla conseguente emarginazione di chi non ha sufficienti mezzi per consumare, ma anzi non possiede né mezzi di sussistenza né la speranza di un futuro possibile.
Tenuto conto che:
La stessa politica securitaria seguita dagli ultimi governi è stata basata sull’evocazione delle emergenze immigrazione e sicurezza ed ha portato ad una ripartizione delle risorse pubbliche di 3/4 in interventi di polizia e solo un quarto di politiche sociali vere e proprie, aggravando l’impatto sociale del fenomeno.
Il clima di insicurezza, così indirizzato, ha alimentato nel Paese una latente mentalità xenofoba, la quale ha legittimato il Governo Prodi, a seguito dello stupro e dell’uccisione a Roma di Carla Reggiani, da parte di un cittadino romeno, il 31 ottobre 2007 a deliberare provvedimenti straordinari, denominati Pacchetto Sicurezza, diretti specificamente contro cittadini neo comunitari come i romeni .
Le statistiche fornite dal Dipartimento di PS, presenti all’interno del documento politico, fornito dal Ministero dell’Interno, che accompagna lo stesso Pacchetto, testimoniano che il numero degli omicidi dal 1993 al 2006 è passato da 1065 a 621, altrettanto è successo per quanto riguarda furti e scippi, mentre, sempre dalle stesse fonti, le violenze fisiche commesse dai partner sulle donne sono nella proporzione del 62,45, quelle sessuali del 68, 3%.
Il provvedimento così approvato con una seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri ha causato reazioni negative di molti paesi europei, ed in particolare messo in difficoltà i rapporti con la stessa Romania.
Lo stesso decreto, denominato Pacchetto Sicurezza, è stato convertito due volte in decreto legislativo per le reazioni che aveva causato nel Paese, e l’ultimo Decreto legislativo n. 32 del 28 febbraio 2008, “Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, recante attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri” è stato poi approvato solo per la parte riguardante i presunti terroristi.
Ricordato che:
La stessa campagna elettorale è servita solo ad evocare il pericolo sicurezza, senza un’adeguata propaganda a favore dell’integrazione sociale sui territori da parte delle forze che ora sono all’opposizione in Parlamento e nel Paese.
Il dubbio rapimento di una bambina napoletana da parte di una rom è stata la scintilla dei gravissimi episodi di Napoli, dove campi rom sono stati dati alle fiamme con la complicità di molti cittadini, ed almeno 400 rom o presunti tali sono stato sgomberati dalla Polizia.
Il ministro dell'Interno Maroni, insieme ad altri colleghi, ha provato già a presentare un nuovo decreto sicurezza che si pone due obbiettivi fondamentali.
Chiedere la revisione in senso restrittivo del Trattato di Schengen per limitare la libera circolazione dei cittadini neocomunitari, in particolare bulgari e rumeni.
Introdurre il reato, con arresto, per "immigrazione clandestina", tramutando ovvero in reato penale quella che è finora una sanzione amministrativa.
La realizzazione di questi due passaggi non è stata possibile ancora una volta perché di fronte alle reazioni razziste istillate nella società, le reazioni popolari ed il timore di una spirale incontrollata hanno fatto fare una mezza marcia indietro sul reato di clandestinità.
L’introduzione di quest’ultimo porterebbe soltanto ad un aumento della clandestinizzazione delle persone, ad una maggiore difficoltà a realizzare progetti positivi di inserimento sociale ed economico, ad una maggiore ricattabilità dei migranti la cui "regolarità" è perennemente sottoposta alla spada di Damocle del contratto di lavoro.
Il risultato, lungi dal garantire città più sicure, porterebbe solo a veder crescere il disagio sociale, a riempire i penitenziari e i centri di permanenza temporanea, a intasare le aule di tribunale, a rendere ancora più insuperabile il distacco fra autoctoni, immigrati inseriti, e immigrati da cacciare. A rimetterci sarebbero i più poveri, quelle e quelli condannati al lavoro nero, quelle e quelli che ancora non hanno trovato una possibilità di inserimento socioeconomico.
Un programma che trova il suo contraltare nella direttiva europea che prossimamente potrebbe essere posta al voto del parlamento europeo e che prevede l'allungamento del periodo di detenzione nei cpt - fino a 18 mesi -, la possibilità di fermare, trattenere ed espellere anche minori non accompagnati, il divieto di reingresso per almeno 5 anni. Contemporaneamente saranno rese disponibili maggiori risorse per il pattugliamento e il contrasto in mare all'ingresso e interverranno ulteriori ostacoli per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato e per avere accesso ai ricongiungimenti familiari.
Il Consiglio Provinciale si impegna ………..
A stigmatizzare e condannare fermamente i pogrom contro i cittadini romeni, bulgari, rom e tutti gli immigrati.
Ricorda a questo Governo che il ricorso a provvedimenti parziali e controproducenti, sarebbe ancora più dannosa e contraria alle direttive europee, come più volte viene ricordato al Governo italiano e dalla UE.
Ricorda a questo Governo che questa repressione contro soggetti deboli ed indeboliti, se preannunciasse una uguale politica verso italiani deboli, sarebbe un tragico errore, che dimostrerebbe che non c’è intenzione di governare il vero grave spettro che minaccia il mondo, la fame ed il degrado del pianeta.
A ribadire la fermezza contro qualsiasi criminalità e chi mette a rischio la sicurezza dei cittadini le cui cause non possono essere attribuite esclusivamente all'immigrazione.
A ritenere fondamentale una politica dell'integrazione fondata sulla creazione di forti legami sociali nel territorio tra immigrati e autoctoni ed invitiamo tutti i lavoratori ed i cittadini ad impegnarsi e mobilitarsi contro ogni forma di xenofobia e razzismo.
A proseguire sul territorio provinciale la politica in questo senso già portata avanti ed a fornire alle comunità presenti sul territorio ed ai cittadini italiani di nascita gli strumenti per rafforzare le esperienze di integrazione, scolastica, sanitaria, abitativa, lavorativa, per impedire sul nascere anche nel nostro territorio di separatezze, steccati, ghetti.
Ad agire sulle altre amministrazioni provinciali in questa direzione, mettendo in essere politiche che comunichino fra di loro, ed in particolare sollecitare presso la Regione Sardegna la stesura di una legge regionale sull’immigrazione, le cui premesse per altro possono già esistere, ma soprattutto una legge regionale sull’immigrazione che tenga conto delle peculiarità riconosciute dal nostro Statuto e della Costituzione Italiana in materia di autonomia legislativa.
Oristano 10 luglio 2008
Il consiglieri provinciale
Alessandro Vinci
Ritengo che l'apporvazione a maggioranza del Odg che qui ricporto. L'odg ha subito alcune modifiche ma non sono di rilevanza importante,. quel che conta è che la provincia di Oristano, pur essendo amministrata dal Centro Destra, abbia avuto il coraggio morale e politico di schierarsi contro le politiche xenofobe e repressive attuate dal governo Berlusconi.
Questa battaglia, la nostra , è una battaglia per la civiltà e la democrazia in italia.
Premesso che:
Le migrazioni sono un dato storico, permanente e strutturale delle società che nessun proibizionismo, nessuna politica restrittiva e repressiva può cancellare.
Attraverso le migrazioni, con un atteggiamento consapevole dei cambiamenti indotti dalle politiche neo-liberiste e dalla globalizzazione, l’occidente può interrogarsi e ricercare i modi di una società non più basata sulla competizione sfrenata e sulla conseguente emarginazione di chi non ha sufficienti mezzi per consumare, ma anzi non possiede né mezzi di sussistenza né la speranza di un futuro possibile.
Tenuto conto che:
La stessa politica securitaria seguita dagli ultimi governi è stata basata sull’evocazione delle emergenze immigrazione e sicurezza ed ha portato ad una ripartizione delle risorse pubbliche di 3/4 in interventi di polizia e solo un quarto di politiche sociali vere e proprie, aggravando l’impatto sociale del fenomeno.
Il clima di insicurezza, così indirizzato, ha alimentato nel Paese una latente mentalità xenofoba, la quale ha legittimato il Governo Prodi, a seguito dello stupro e dell’uccisione a Roma di Carla Reggiani, da parte di un cittadino romeno, il 31 ottobre 2007 a deliberare provvedimenti straordinari, denominati Pacchetto Sicurezza, diretti specificamente contro cittadini neo comunitari come i romeni .
Le statistiche fornite dal Dipartimento di PS, presenti all’interno del documento politico, fornito dal Ministero dell’Interno, che accompagna lo stesso Pacchetto, testimoniano che il numero degli omicidi dal 1993 al 2006 è passato da 1065 a 621, altrettanto è successo per quanto riguarda furti e scippi, mentre, sempre dalle stesse fonti, le violenze fisiche commesse dai partner sulle donne sono nella proporzione del 62,45, quelle sessuali del 68, 3%.
Il provvedimento così approvato con una seduta straordinaria del Consiglio dei Ministri ha causato reazioni negative di molti paesi europei, ed in particolare messo in difficoltà i rapporti con la stessa Romania.
Lo stesso decreto, denominato Pacchetto Sicurezza, è stato convertito due volte in decreto legislativo per le reazioni che aveva causato nel Paese, e l’ultimo Decreto legislativo n. 32 del 28 febbraio 2008, “Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, recante attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri” è stato poi approvato solo per la parte riguardante i presunti terroristi.
Ricordato che:
La stessa campagna elettorale è servita solo ad evocare il pericolo sicurezza, senza un’adeguata propaganda a favore dell’integrazione sociale sui territori da parte delle forze che ora sono all’opposizione in Parlamento e nel Paese.
Il dubbio rapimento di una bambina napoletana da parte di una rom è stata la scintilla dei gravissimi episodi di Napoli, dove campi rom sono stati dati alle fiamme con la complicità di molti cittadini, ed almeno 400 rom o presunti tali sono stato sgomberati dalla Polizia.
Il ministro dell'Interno Maroni, insieme ad altri colleghi, ha provato già a presentare un nuovo decreto sicurezza che si pone due obbiettivi fondamentali.
Chiedere la revisione in senso restrittivo del Trattato di Schengen per limitare la libera circolazione dei cittadini neocomunitari, in particolare bulgari e rumeni.
Introdurre il reato, con arresto, per "immigrazione clandestina", tramutando ovvero in reato penale quella che è finora una sanzione amministrativa.
La realizzazione di questi due passaggi non è stata possibile ancora una volta perché di fronte alle reazioni razziste istillate nella società, le reazioni popolari ed il timore di una spirale incontrollata hanno fatto fare una mezza marcia indietro sul reato di clandestinità.
L’introduzione di quest’ultimo porterebbe soltanto ad un aumento della clandestinizzazione delle persone, ad una maggiore difficoltà a realizzare progetti positivi di inserimento sociale ed economico, ad una maggiore ricattabilità dei migranti la cui "regolarità" è perennemente sottoposta alla spada di Damocle del contratto di lavoro.
Il risultato, lungi dal garantire città più sicure, porterebbe solo a veder crescere il disagio sociale, a riempire i penitenziari e i centri di permanenza temporanea, a intasare le aule di tribunale, a rendere ancora più insuperabile il distacco fra autoctoni, immigrati inseriti, e immigrati da cacciare. A rimetterci sarebbero i più poveri, quelle e quelli condannati al lavoro nero, quelle e quelli che ancora non hanno trovato una possibilità di inserimento socioeconomico.
Un programma che trova il suo contraltare nella direttiva europea che prossimamente potrebbe essere posta al voto del parlamento europeo e che prevede l'allungamento del periodo di detenzione nei cpt - fino a 18 mesi -, la possibilità di fermare, trattenere ed espellere anche minori non accompagnati, il divieto di reingresso per almeno 5 anni. Contemporaneamente saranno rese disponibili maggiori risorse per il pattugliamento e il contrasto in mare all'ingresso e interverranno ulteriori ostacoli per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato e per avere accesso ai ricongiungimenti familiari.
Il Consiglio Provinciale si impegna ………..
A stigmatizzare e condannare fermamente i pogrom contro i cittadini romeni, bulgari, rom e tutti gli immigrati.
Ricorda a questo Governo che il ricorso a provvedimenti parziali e controproducenti, sarebbe ancora più dannosa e contraria alle direttive europee, come più volte viene ricordato al Governo italiano e dalla UE.
Ricorda a questo Governo che questa repressione contro soggetti deboli ed indeboliti, se preannunciasse una uguale politica verso italiani deboli, sarebbe un tragico errore, che dimostrerebbe che non c’è intenzione di governare il vero grave spettro che minaccia il mondo, la fame ed il degrado del pianeta.
A ribadire la fermezza contro qualsiasi criminalità e chi mette a rischio la sicurezza dei cittadini le cui cause non possono essere attribuite esclusivamente all'immigrazione.
A ritenere fondamentale una politica dell'integrazione fondata sulla creazione di forti legami sociali nel territorio tra immigrati e autoctoni ed invitiamo tutti i lavoratori ed i cittadini ad impegnarsi e mobilitarsi contro ogni forma di xenofobia e razzismo.
A proseguire sul territorio provinciale la politica in questo senso già portata avanti ed a fornire alle comunità presenti sul territorio ed ai cittadini italiani di nascita gli strumenti per rafforzare le esperienze di integrazione, scolastica, sanitaria, abitativa, lavorativa, per impedire sul nascere anche nel nostro territorio di separatezze, steccati, ghetti.
Ad agire sulle altre amministrazioni provinciali in questa direzione, mettendo in essere politiche che comunichino fra di loro, ed in particolare sollecitare presso la Regione Sardegna la stesura di una legge regionale sull’immigrazione, le cui premesse per altro possono già esistere, ma soprattutto una legge regionale sull’immigrazione che tenga conto delle peculiarità riconosciute dal nostro Statuto e della Costituzione Italiana in materia di autonomia legislativa.
Oristano 10 luglio 2008
Il consiglieri provinciale
Alessandro Vinci
lunedì 7 luglio 2008
fare solidarietà concreta
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare". B.Brecht
In tutta Italia, giorno dopo giorno, i diritti umani e civili del popolo rom vengono violati dai nostri amministratori. Un popolo, quello dei Rom, tutelato sulla carta anche in Sardegna con leggi regionali ad hoc che "danno diritti" ai "nomadi" per "preservare la loro cultura", ma ciò poi non è praticato dai fatti, o quando si tenta di praticarlo i soldi stanziati dall’assemblea regionale non bastano mai.
Nella realtà quotidiana, la pacifica vita del popolo rom, viene disturbata da raid autorizzati con ordinanze di sgombero immediato dove le loro abitazioni vengono distrutte, i beni frantumati, e le persone vengono lasciate sulla strada, ma soprattutto vengono puniti i più piccoli delle comunità, bambini e bambine che già vivono un difficile contesto di inclusione sociale.
A volte ci capita di legger e notizie di sgombero nelle più svariate parti d’Italia, rimaniamo immobili, quasi siamo certi che qui, nella nostra terra, questo non potrebbe mai accadere. Invece accade... Qualche giorno fa, è stato sgombrato e raso al suolo un insediamento rom che sorgeva ai margini di Terralba ,ed ora la piccola comunità, con 28 minori, è profuga per forza, o meglio lo sarebbe se non esistesse don Giovanni Usai e la comunità il Samaritano.
L’apporto dato da Don Giovanni Usai che gli ospita nei terreni della comunità da lui gestita è sicuramente immenso e prezioso, accogliere e dare nuove certezze in particolare ai minori ha un grandissimo valore umano e sociale, dovrebbe essere l’esempio da seguire per tutti noi.
Molti membri e militanti della nostra associazione si battono da anni, per il rispetto e la tutela di questo popolo e soprattutto per i diritti dei piccoli rom sempre oltremodo violati.
Noi che abbiamo camminato con loro, che abbiamo pianto e festeggiato, sentiamo un profondo disagio quando leggiamo il batage politico sulla nostra stampa regionale, e, come tutt* quell* che da sempre si occupano di esseri umani in difficoltà leggere quotidianamente sulla stampa di amministratori e politici pro o contro ROM, come se non si trattasse di essere umani con i loro corpi, i loro sorrisi, le loro gioie, i loro amori e i loro dolori ci fa male. Non basta e non serve dire IO SONO UNO ZINGARO, IO SONO UN IRREGOLARE come te, non è utile, non risolve il problema, continua purtroppo a fomentare un’ulteriore bagarre, ora più che mai serve ora più che mai la SOLIDARIETA' CONCRETA.Per ora le famiglie rom, e per i loro bimbi, in età scolastica sono ben ospitati presso la comunità il SAMARITANO, serve tutto, ma soprattutto servono azioni concrete, come ci ha confermato lo stesso don Giovanni USAI, da lui in prima persona sono stati accolti umanamente, alloggiano in tende fornite dalla protezione civile, hanno acqua luce e quel chee serve per TIRARE A CAMPARE..
Però non basta, non basta perchè lo sgombero del loro campo li ha lasciati inermi senza nulla.Ora è giunto il momento di dare una concreta mano di aiuto, perchè questo è quello che vi chiedono ed è quello che ci siamo resi conto che serve.Soltanto Don Giovanni e i suoi amici non possono bastare e noi ci troviamo in DOVERE, n DOVERE UMANO, di chiedere aiuto a tutta la popolazione sensibile a questo problema. Servono con urgenza BENI ALIMENTARI (pasta, sugo, zucchero, caffe....) ABITI e BIANCHERIA INTIMA, Giocattoli per i bimbi, MEDICINE di primo soccorso, antifiammatori, antistaminici e altro (forniamo la lista a chi la dovesse richiede) - chiediamo ai medici della provincia di Oristano e anche oltre di aiutarci nella raccolta-
Necessita tutto il vostro aiuto, anche se non potete materialmente economico, la nostra associazione come sempre fatto fin ora pubblicherà tutto online, per questo mettiamo a disposizione il nostro conto corrente postale n 83660159 intestato all'associazione EL GATO OBRERO o IBAN IT75 L076 0117 4000 0008 3660 159 bonifici o conto paypal gatoobrero@yahoo.it con causale "per i bimbi rom di Terralba”
E' necessario fare un'azione concreta, un gesto di solidarietà umana per ridare fiducia a chi oggi è sotto accusa proprio come se vi fosse in atto una pulizia etnica. Quello che sta succedendo in questo territorio oramai è diventato ridicolo.Prima un sindaco rade al suolo un campo per altro ben sistemato, poi un altro emana un'ordinanza di sgombero immediato, e l'emana non nei confronti dei Rom ma intima Don Giovanni. A noi sorge il dubbio che si preferisce vedere le kampine dei rom parcheggiate lungo le strade provinciali del nostro territorio. Non è più dignitoso e più sicuro per loro stessi e per i bimbi stare comunque, si accampati, ma accampati in un luogo sicuro e protetto???Noi siamo e sosteniamo Don Giovanni ma sopratutto stiamo dalla parte dei Rom, nostri fratelli.In questi giorni i nostri tanti amici portano avanti una raccolta di beni necessari e, saremmo come associazione in piazza ad Oristano per raccogliere il vostro contributo, comunicheremo al più breve ore e luoghi, ma nel frattempo restiamo a disposizione sulla nostra utenza 3397916117 o su mail gatoobrero@yahoo.it, blog http://gatoobrero.blogspot.com affinchè tutt* i cittadini che volessero contribuire con un gesto solidale possano farlo liberamente ed al piu presto.
per l'associazione: Eleonora
In tutta Italia, giorno dopo giorno, i diritti umani e civili del popolo rom vengono violati dai nostri amministratori. Un popolo, quello dei Rom, tutelato sulla carta anche in Sardegna con leggi regionali ad hoc che "danno diritti" ai "nomadi" per "preservare la loro cultura", ma ciò poi non è praticato dai fatti, o quando si tenta di praticarlo i soldi stanziati dall’assemblea regionale non bastano mai.
Nella realtà quotidiana, la pacifica vita del popolo rom, viene disturbata da raid autorizzati con ordinanze di sgombero immediato dove le loro abitazioni vengono distrutte, i beni frantumati, e le persone vengono lasciate sulla strada, ma soprattutto vengono puniti i più piccoli delle comunità, bambini e bambine che già vivono un difficile contesto di inclusione sociale.
A volte ci capita di legger e notizie di sgombero nelle più svariate parti d’Italia, rimaniamo immobili, quasi siamo certi che qui, nella nostra terra, questo non potrebbe mai accadere. Invece accade... Qualche giorno fa, è stato sgombrato e raso al suolo un insediamento rom che sorgeva ai margini di Terralba ,ed ora la piccola comunità, con 28 minori, è profuga per forza, o meglio lo sarebbe se non esistesse don Giovanni Usai e la comunità il Samaritano.
L’apporto dato da Don Giovanni Usai che gli ospita nei terreni della comunità da lui gestita è sicuramente immenso e prezioso, accogliere e dare nuove certezze in particolare ai minori ha un grandissimo valore umano e sociale, dovrebbe essere l’esempio da seguire per tutti noi.
Molti membri e militanti della nostra associazione si battono da anni, per il rispetto e la tutela di questo popolo e soprattutto per i diritti dei piccoli rom sempre oltremodo violati.
Noi che abbiamo camminato con loro, che abbiamo pianto e festeggiato, sentiamo un profondo disagio quando leggiamo il batage politico sulla nostra stampa regionale, e, come tutt* quell* che da sempre si occupano di esseri umani in difficoltà leggere quotidianamente sulla stampa di amministratori e politici pro o contro ROM, come se non si trattasse di essere umani con i loro corpi, i loro sorrisi, le loro gioie, i loro amori e i loro dolori ci fa male. Non basta e non serve dire IO SONO UNO ZINGARO, IO SONO UN IRREGOLARE come te, non è utile, non risolve il problema, continua purtroppo a fomentare un’ulteriore bagarre, ora più che mai serve ora più che mai la SOLIDARIETA' CONCRETA.Per ora le famiglie rom, e per i loro bimbi, in età scolastica sono ben ospitati presso la comunità il SAMARITANO, serve tutto, ma soprattutto servono azioni concrete, come ci ha confermato lo stesso don Giovanni USAI, da lui in prima persona sono stati accolti umanamente, alloggiano in tende fornite dalla protezione civile, hanno acqua luce e quel chee serve per TIRARE A CAMPARE..
Però non basta, non basta perchè lo sgombero del loro campo li ha lasciati inermi senza nulla.Ora è giunto il momento di dare una concreta mano di aiuto, perchè questo è quello che vi chiedono ed è quello che ci siamo resi conto che serve.Soltanto Don Giovanni e i suoi amici non possono bastare e noi ci troviamo in DOVERE, n DOVERE UMANO, di chiedere aiuto a tutta la popolazione sensibile a questo problema. Servono con urgenza BENI ALIMENTARI (pasta, sugo, zucchero, caffe....) ABITI e BIANCHERIA INTIMA, Giocattoli per i bimbi, MEDICINE di primo soccorso, antifiammatori, antistaminici e altro (forniamo la lista a chi la dovesse richiede) - chiediamo ai medici della provincia di Oristano e anche oltre di aiutarci nella raccolta-
Necessita tutto il vostro aiuto, anche se non potete materialmente economico, la nostra associazione come sempre fatto fin ora pubblicherà tutto online, per questo mettiamo a disposizione il nostro conto corrente postale n 83660159 intestato all'associazione EL GATO OBRERO o IBAN IT75 L076 0117 4000 0008 3660 159 bonifici o conto paypal gatoobrero@yahoo.it con causale "per i bimbi rom di Terralba”
E' necessario fare un'azione concreta, un gesto di solidarietà umana per ridare fiducia a chi oggi è sotto accusa proprio come se vi fosse in atto una pulizia etnica. Quello che sta succedendo in questo territorio oramai è diventato ridicolo.Prima un sindaco rade al suolo un campo per altro ben sistemato, poi un altro emana un'ordinanza di sgombero immediato, e l'emana non nei confronti dei Rom ma intima Don Giovanni. A noi sorge il dubbio che si preferisce vedere le kampine dei rom parcheggiate lungo le strade provinciali del nostro territorio. Non è più dignitoso e più sicuro per loro stessi e per i bimbi stare comunque, si accampati, ma accampati in un luogo sicuro e protetto???Noi siamo e sosteniamo Don Giovanni ma sopratutto stiamo dalla parte dei Rom, nostri fratelli.In questi giorni i nostri tanti amici portano avanti una raccolta di beni necessari e, saremmo come associazione in piazza ad Oristano per raccogliere il vostro contributo, comunicheremo al più breve ore e luoghi, ma nel frattempo restiamo a disposizione sulla nostra utenza 3397916117 o su mail gatoobrero@yahoo.it, blog http://gatoobrero.blogspot.com affinchè tutt* i cittadini che volessero contribuire con un gesto solidale possano farlo liberamente ed al piu presto.
per l'associazione: Eleonora
mercoledì 2 luglio 2008
Terralba: il sindaco sgombera i Rom
Il 1 di luglio la Giunta regionale approva lo stanziamento di 500mila euro per interventi di inclusione sociale in base alla legge 9 del 9 marzo 88 , nota legge Tiziana, a favore dei rom ospitati in campi comunali, aggiungendo tale somma al mezzo milione di euro che il Consiglio regionale ha inserito nella Finanziaria 2008, finalizzato al risanamento dei campi sosta presenti nella regione, mentre Giampietro Pili, sindaco del comune di Terralba, e, consigliere provinciale eletto nelle file dell’UDS, è riuscito finalmente a far sgombrare e distruggere un paio di baracchine di cittadini Rom, situate in un terreno privato, di proprietà degli stessi, in agro del comune di Terralba.
Dopo una battaglia giornalistica durata certamente più di un anno, il caso è diventato oramai di diffusione nazionale. La scorsa settimana, a tutta pagina, le testate locali e non, pubblicavano interviste al sindaco “minacciato di morte” dai Rom.
L’escalation si è avuta in questi giorni quando, oltre a leggere le più svariate notizie sulla pericolosità degli zingari residenti a Terralba, si è assistito attoniti a dichiarazioni e articoli che solo in un clima di razzismo plateale, come quello che vige ora in Italia, si poteva verificare.
Alle 6 famiglie Rom, oltre che allo sporcare, all’inquinare, al rendere incoltivabili i terreni prospicienti il campo, sarebbe sicuramente imputabile un grave problema di pubblica sicurezza che imperverserebbe su Terralba.
A noi pare assurdo che un primo cittadino possa fare simili affermazioni, come altrettanto troviamo irreale sapere che il signor Pili non si sia minimamente interessato a risolvere il caso in altri modi, un simile trattamento discriminatorio ci ricorda bandi medievali contro i rom.
Se è vero come pare che i cittadini Rom vivessero in situazioni igienico sanitarie al limite, e sia stato ottemperato il decreto di sgombero, ci pare assurdo che il primo cittadino non si sia massimamente operato per dare ai rom una differente soluzione abitativa, come per altro prevedono le leggi vigenti.
E’ chiaro che il signor Pili poco ha fatto, anzi oseremo dire non ha fatto niente altro se non fomentare ed incitare al razzismo, allarmando la popolazione di Terralba e di tutta la provincia.
A pochi chilometri da Terralba, in comune di S.N.Arcidano sorge un altro campo rom, uno dei primi campi sosta sardi, li da sempre le politiche comunali di amministrazioni di centrosinistra e centrodestra hanno dimostrato lungimiranza e volontà di inclusione, infatti il campo rom è operativo e funzionante, anzi annualmente il comune ottiene fondi utilizzabili per creare ulteriori infrastrutture ma soprattutto riesce a portare avanti progetti di inclusione sociale. La comunità Arcidanese deve alla presenza di numerosi minori rom il permanere in loco della scuola materna statale e scuole elementari.
Ci pare impossibile che il signor Pili ed il suo staff non sappiano dell’esistenza della legge Tiziana e degli altri finanziamenti pubblici che risolvono in modo dignitoso una problematica quasi inesistente, dato l’esiguo numero di cittadini rom ( 60 su una popolazione residente di 10mila cittadini italiani), in questa azione di ignoranza amministrativa notiamo una ferma volontà politica: reprimere il diverso.
Infatti noi che quotidianamente leggiamo la stampa non dimentichiamo l’immediata richiesta di Pili al governo nazionale al varo dei nuovissimi decreti sicurezza.
Riteniamo che le politiche agite da Pili siano errate e di chiara matrice xenofoba, infatti invece di portare sconquasso tra la cittadinanza , un buon amministratore dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe essere attento alle possibilità di finanziamento che da l’amministrazione regionale. Un’amministrazione comunale ora come ora ha sempre necessità di fondi, soprattutto per le politiche sociali e, a nostro vedere, nessuna occasione migliore poteva essere quella sfruttare i finanziamenti previsti per tutti quei comuni che ospitano i rom. Perché con i fondi previsti per legge oltre che dare una sistemazione dignitosa ai cittadini rom si possono impiantare progetti di inclusione finalizzati alla risoluzione di problematiche conflittuali che potrebbero sorgere ma soprattutto educare al reciproco rispetto delle diversità di tutti i cittadini.
Certamente se il sindaco di Terralba è per noi colpevole di un gravissimo atto di discriminazione, non meno lo è il sindaco di Marrubiu, anch’egli sicuramente poco ospitale e con una scarsissima conoscenza delle norme di tutela dell’etnia Rom.
Si parla di stabili Ersat concessi, dopo una mediazione tra gli assessori regionali competenti ed in particolare con l’interesse dell’ assessore alla Sanità, ma il sindaco non vuole ospitare i Rom perché pare non vi siano disponibilità abitative neanche per i cittadini di Marrubiu, anche qui non si tiene conto delle leggi vigenti ma soprattutto si getta per aria la possibilità di finanziamenti regionali che potrebbero in ogni modo essere utili ad un paese come Marrubiu dove sicuramente l’inclusione sociale non è delle migliori, tanti altri sindaci interpellati hanno “ovviamente” respinto i Rom, in solidarietà con il sindaco di lavoro.
Diversamente accorso ed attento alle tematiche ci è sembrato il Prefetto, dottor Tuveri, che in ogni modo ha lavorato per cercare soluzioni.
E’ per noi grave sia l’atteggiamento e le dichiarazioni di Pili ma soprattutto il suo agire, incurante della presenza di anziani e minori, incitante l’odio razziale e la discriminazione, ricco di teorie confuse su fantomatici odio etnici e guerre tra bande di rom.
Non riusciamo a capire perché il sindaco abbia avuto questo interesse a creare un caso nazionale mentre la Sardegna si è sempre distinta per la grande civiltà nel promulgare leggi a favore dei cittadini migranti e soprattutto delle minoranze Rom.
Ebbene finalmente si è scatenato il caso Terralba, tutti i giornali ne parlano, i Rom di Terralba assurgono ad essere i più temibili d’Italia, i piu delinquenti, si leggeva di risse fra serbi e rom, quali serbi e quali rom chiediamo noi, non ci sembra proprio di conoscere cittadini serbi, probabilmente qualcuno che poco conosce le differenze culturali delle etnie rom addita come serbi tutti i rom di religione ortodossa.
Non riusciamo a capacitarci delle motivazioni che hanno spinto il sindaco Pili a creare questo caso, non riusciamo a capacitarci perché poco si sia fatto per integrare questi cittadini.
Si è parlato dell’alto grado di rom con precedenti penali che avessero scelto come dimora Terralba, si parla di tante problemi inesistenti.
Non possiamo però rimanere a guardare, non possiamo continuare a vedere simili atti, uno dei più grandi sgomberi della Sardegna, ma soprattutto non può rimanere impunito un sindaco che allontana del proprio comune minori che comunque fino al compimento del diciottesimo anno di età hanno i medesimi diritti dei minori italiani, incurante di ogni possibile disagio ulteriore di questi giovani cittadini.
Per questi e tanti altri motivi, il nostro partito, alcune associazioni, intendono far intervenire direttamente la Comunità Europea, ma anche e soprattutto denunciare la grave violazione compiuta dal sindaco di Terralba alla Corte di Strasburgo, affinché ad ogni cittadino sia riconosciuta pari dignità ma soprattutto affinché nessun Sindaco abbia l’onere ed il diritto di intraprender e battaglie etniche e xenofobe.
Eleonora Casula
PRC SE della Sardegna
Segreteria regionale
Area Diritti ed immigrazione
Alessandro Vinci
Consigliere provinciale PRC SE Oristano
Dopo una battaglia giornalistica durata certamente più di un anno, il caso è diventato oramai di diffusione nazionale. La scorsa settimana, a tutta pagina, le testate locali e non, pubblicavano interviste al sindaco “minacciato di morte” dai Rom.
L’escalation si è avuta in questi giorni quando, oltre a leggere le più svariate notizie sulla pericolosità degli zingari residenti a Terralba, si è assistito attoniti a dichiarazioni e articoli che solo in un clima di razzismo plateale, come quello che vige ora in Italia, si poteva verificare.
Alle 6 famiglie Rom, oltre che allo sporcare, all’inquinare, al rendere incoltivabili i terreni prospicienti il campo, sarebbe sicuramente imputabile un grave problema di pubblica sicurezza che imperverserebbe su Terralba.
A noi pare assurdo che un primo cittadino possa fare simili affermazioni, come altrettanto troviamo irreale sapere che il signor Pili non si sia minimamente interessato a risolvere il caso in altri modi, un simile trattamento discriminatorio ci ricorda bandi medievali contro i rom.
Se è vero come pare che i cittadini Rom vivessero in situazioni igienico sanitarie al limite, e sia stato ottemperato il decreto di sgombero, ci pare assurdo che il primo cittadino non si sia massimamente operato per dare ai rom una differente soluzione abitativa, come per altro prevedono le leggi vigenti.
E’ chiaro che il signor Pili poco ha fatto, anzi oseremo dire non ha fatto niente altro se non fomentare ed incitare al razzismo, allarmando la popolazione di Terralba e di tutta la provincia.
A pochi chilometri da Terralba, in comune di S.N.Arcidano sorge un altro campo rom, uno dei primi campi sosta sardi, li da sempre le politiche comunali di amministrazioni di centrosinistra e centrodestra hanno dimostrato lungimiranza e volontà di inclusione, infatti il campo rom è operativo e funzionante, anzi annualmente il comune ottiene fondi utilizzabili per creare ulteriori infrastrutture ma soprattutto riesce a portare avanti progetti di inclusione sociale. La comunità Arcidanese deve alla presenza di numerosi minori rom il permanere in loco della scuola materna statale e scuole elementari.
Ci pare impossibile che il signor Pili ed il suo staff non sappiano dell’esistenza della legge Tiziana e degli altri finanziamenti pubblici che risolvono in modo dignitoso una problematica quasi inesistente, dato l’esiguo numero di cittadini rom ( 60 su una popolazione residente di 10mila cittadini italiani), in questa azione di ignoranza amministrativa notiamo una ferma volontà politica: reprimere il diverso.
Infatti noi che quotidianamente leggiamo la stampa non dimentichiamo l’immediata richiesta di Pili al governo nazionale al varo dei nuovissimi decreti sicurezza.
Riteniamo che le politiche agite da Pili siano errate e di chiara matrice xenofoba, infatti invece di portare sconquasso tra la cittadinanza , un buon amministratore dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe essere attento alle possibilità di finanziamento che da l’amministrazione regionale. Un’amministrazione comunale ora come ora ha sempre necessità di fondi, soprattutto per le politiche sociali e, a nostro vedere, nessuna occasione migliore poteva essere quella sfruttare i finanziamenti previsti per tutti quei comuni che ospitano i rom. Perché con i fondi previsti per legge oltre che dare una sistemazione dignitosa ai cittadini rom si possono impiantare progetti di inclusione finalizzati alla risoluzione di problematiche conflittuali che potrebbero sorgere ma soprattutto educare al reciproco rispetto delle diversità di tutti i cittadini.
Certamente se il sindaco di Terralba è per noi colpevole di un gravissimo atto di discriminazione, non meno lo è il sindaco di Marrubiu, anch’egli sicuramente poco ospitale e con una scarsissima conoscenza delle norme di tutela dell’etnia Rom.
Si parla di stabili Ersat concessi, dopo una mediazione tra gli assessori regionali competenti ed in particolare con l’interesse dell’ assessore alla Sanità, ma il sindaco non vuole ospitare i Rom perché pare non vi siano disponibilità abitative neanche per i cittadini di Marrubiu, anche qui non si tiene conto delle leggi vigenti ma soprattutto si getta per aria la possibilità di finanziamenti regionali che potrebbero in ogni modo essere utili ad un paese come Marrubiu dove sicuramente l’inclusione sociale non è delle migliori, tanti altri sindaci interpellati hanno “ovviamente” respinto i Rom, in solidarietà con il sindaco di lavoro.
Diversamente accorso ed attento alle tematiche ci è sembrato il Prefetto, dottor Tuveri, che in ogni modo ha lavorato per cercare soluzioni.
E’ per noi grave sia l’atteggiamento e le dichiarazioni di Pili ma soprattutto il suo agire, incurante della presenza di anziani e minori, incitante l’odio razziale e la discriminazione, ricco di teorie confuse su fantomatici odio etnici e guerre tra bande di rom.
Non riusciamo a capire perché il sindaco abbia avuto questo interesse a creare un caso nazionale mentre la Sardegna si è sempre distinta per la grande civiltà nel promulgare leggi a favore dei cittadini migranti e soprattutto delle minoranze Rom.
Ebbene finalmente si è scatenato il caso Terralba, tutti i giornali ne parlano, i Rom di Terralba assurgono ad essere i più temibili d’Italia, i piu delinquenti, si leggeva di risse fra serbi e rom, quali serbi e quali rom chiediamo noi, non ci sembra proprio di conoscere cittadini serbi, probabilmente qualcuno che poco conosce le differenze culturali delle etnie rom addita come serbi tutti i rom di religione ortodossa.
Non riusciamo a capacitarci delle motivazioni che hanno spinto il sindaco Pili a creare questo caso, non riusciamo a capacitarci perché poco si sia fatto per integrare questi cittadini.
Si è parlato dell’alto grado di rom con precedenti penali che avessero scelto come dimora Terralba, si parla di tante problemi inesistenti.
Non possiamo però rimanere a guardare, non possiamo continuare a vedere simili atti, uno dei più grandi sgomberi della Sardegna, ma soprattutto non può rimanere impunito un sindaco che allontana del proprio comune minori che comunque fino al compimento del diciottesimo anno di età hanno i medesimi diritti dei minori italiani, incurante di ogni possibile disagio ulteriore di questi giovani cittadini.
Per questi e tanti altri motivi, il nostro partito, alcune associazioni, intendono far intervenire direttamente la Comunità Europea, ma anche e soprattutto denunciare la grave violazione compiuta dal sindaco di Terralba alla Corte di Strasburgo, affinché ad ogni cittadino sia riconosciuta pari dignità ma soprattutto affinché nessun Sindaco abbia l’onere ed il diritto di intraprender e battaglie etniche e xenofobe.
Eleonora Casula
PRC SE della Sardegna
Segreteria regionale
Area Diritti ed immigrazione
Alessandro Vinci
Consigliere provinciale PRC SE Oristano
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